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"Offerta didattica e prospettive di sviluppo del Campus Universitario di Savona"- Martedì 12 ore 10.30 Palazzina Lagorio

Il Prof. Schiesaro e la Prof.ssa Massa>

Noi c’eravamo. Non avevamo un invito ufficiale, non avevamo ricevuto una mail se non quella che noi stessi abbiamo girato ai nostri associati, prendendola dalla news RSS del sito del Campus. L’abbiamo girata pensando che fosse interesse degli studenti conoscere le prospettive di sviluppo del Campus. Ma non si è parlato di questo. Il tutto era organizzato come conferenza stampa, avendo invitato, oltre ad alcune testate giornalistiche, i responsabili della formazione post-scolastica delle scuole superiori savonesi. Alla cattedra erano presenti i vari presidenti di corso delle facoltà presenti a Savona, più la Preside di Economia, la prof.ssa Massa, ed un delegato del Preside di Ingegneria, oltre al Presidente di Spes prof. Alessandro Schiesaro. I corsi si sono presentati, hanno cercato di vendere ognuno le proprie carte, chi più organizzato dati alla mano, chi meno. Si sono fatti concorrenza. Ognuno cercando di rubare un po’ di tempo all’altro. Infine i presenti hanno parlato, hanno chiesto che fosse il Campus ad andare nelle scuole a presentarsi, gli studenti delle superiori hanno problemi a spostarsi da scuola (pareva avessero meno problemi i pastori ad effettuare la transumanza). Giustamente qualcuno ha detto che devono essere le scuole a chiedere al servizio formazione d’Ateneo la visita di uno o più corsi presso le stesse. Oggi i corsi si presentavano come Campus, e lo stesso hanno fatto e faranno all’Open Day di ottobre. Oggi doveva vedersi l’effetto sinergico, non singoli corsi di studio, ma un Campus, con tutti i suoi pregi, la sua vita. Allora ci chiediamo: come si può presentare la vita del nostro Campus senza coinvolgere chi organizza le feste e raccoglie gli studenti in una Associazione? Perché parlare di come è bella la vita all’interno del Campus, di come gli studenti, aggregandosi e condividendo conoscenze, possano aumentare la loro cultura e la loro preparazione al mondo del lavoro, senza far parlare chi ha vissuto questa esperienza sulla propria pelle? Lo stereotipo dell’ingegnere chiuso, che non sa comunicare con chi non lavora nel proprio campo, in questo Campus viene superato, e lo è stato per molte persone che noi personalmente abbiamo conosciuto. Ma non presentare queste persone a chi deve scegliere se venire o meno al Campus, è darsi la zappa sui piedi. Attendiamo sviluppi. Speriamo che le critiche vengano recepite nel giusto verso. Speriamo di crescere ognuno dai propri errori, ma anche, se possibile, da quelli degli altri.

bruno

Il video che potete vedere è stato registrato con un cellulare (e per questo mi scuso per la qualità),da Federico Beltramini, che ringrazio, durante l'ultima serata di FestivalCampus SACS. Le foto della serata le potete trovare qui, tra le altre, oltre a quelle che a breve ci saranno sul sito di SACS. Bruno Govone, chitarrista da una vita, che negli anni '60, hapartecipato al Festival di San Remo con "Le Volpi Blu".

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Perchè il marketing interno?

Il marketing interno viene generalmente definito come "l'insieme delle attività atte ad aumentare l'identificazione dei dipendenti nell'azienda, e a migliorare l'immagine dell'azienda e del suo prodotto proprio tra i suoi dipendenti". Come tutte le definizioni è un po' generica e va quindi spiegata ed approfondita.
Cosa vuol dire che o dipendenti si devono identificare nell'azienda? Vuol dire che le scelte che compie in ogni momento ogni lavoratore devono essere le stesse che prenderebbe il titolare, in quanto è sua l'idea imprenditoriale ed a sua immagine deve essere svolta l'attività d'impresa. Per fare questo è necessario che il dipendente venga convolto nel processo decisionale e, soprattutto, che le scelte compiute dalla direzione siano sempre illustrate e spiegate, affinchè il lavoratore comprenda le motivazioni di scelte che a volte possono apparire sbagliate.
Il fatto di migliorare l'immagine dell'azienda e del suo prodotto tra i dipendenti, vuole invece dire che il dipendente non può pensare che ciò che sta producendo sia di scarso valore o che l'azienda non si merita lui come dipendente. Questo perchè non è solo il personale di contatto a vendere il prodotto, ma tutte le persone che sono coinvolte nella sua produzione, per vari motivi: innanzitutto, per il principio base che sta alla base del lavoro: non riesce bene una cosa che fai solo per farla, ci devi credere deve piacerti (questo vale soprattutto per l'erogazione di servizi a prevalenza immateriale, ma non solo); in secondo luogo, perchè, specialmente per le città di media/piccola grandezza, la voce si sparge, e se si sa che un prodotto non è soddisfacente nemmeno per le persone che lo producono, allora per l'azienda che lo produce, inizia il declino. Pensiamo anche alla ricerca di capitale umano per una azienda che paga poco i suoi dipendenti o che li tratta male, o li sfrutta senza considerazione alcuna: a poco a poco tale azienda non avrà più un mercato di approvvigionamento.
Perchè parlo di marketing interno? Perchè ho visto un'azienda che offre un prodotto a prevalenza immateriale, dove può capitare di vedere i dipendenti trattati come muli, da sfruttare finchè ce ne hanno; inoltre la direzione aziendale ritiene di dare loro più di quello che gli spetta, e, dunque, non prevede bonus di produzione o premi una tantum per il lavoro eccezionale (quantitativamente parlando) che a volte i dipendenti devono affrontare. Un'azienda che non condivide le proprie scelte con i dipendenti e, se le spiega, lo fa con l'arroganza di chi parla a persone che ritiene non possano capire (il che potrebbe anche essere vero, ma è un difetto dell'organizzazione che, evidentemente, non sa spiegarsi).
Tale azienda ha già, di fatto, problemi con il reclutamento di nuovo personale e, se il trend dovesse continuare, potrebbe ritrovarsi a dover arrestare la sua crescita proprio per l'insufficienza di questa risorsa produttiva che è tanto preziosa, se non indispensabile.

Borat: Cultural Learnings of America for Make Benefit Glorious Nation of Kazakhstan

Ecco i frutti delle mie ricerche: Sasha Baron Cohen è inglese ed ebreo. E' un trasformista ed infatti il suo primo personaggio di successo era Ali G, finto rapper americano. Ha interpretato anche un reporter moldavo ed uno albanese. ha Lavorato per la BBC, channel 4 e HBO ed è lì che è nato sia ali g (c'era ilDA ALI G SHOW), che gli altri personaggi (tra i quali proprio borat). Il film è quello che in UK viene definito MOCKUMENTARY , cioè un falso documentario,ma questo non toglie che molti fatti (secondo me non tutti, ma non ne sono certo) sono veri: lo hanno davvero fatto e la gente non sapeva che fosse un film, solo un documentario girato da un bislacco reporter kazako. Cohen è stato attaccato da tutti i fronti:

  • kazaki, che evidentemente non hanno preso bene l'immagine che viene fornita di loro in occidente (il sito di borat prima era .kz, ora .tv -non ce lo vogliono: penso che se lo prendessero gli taglierebbero la testa!!;
  • americani, perchè neanche loro ci fanno proprio una bella figura, pieni di giovani misogini e antisemiti (un vecchio texano ha confessato di credere che "la soluzione finale" fu una necessità per la germania nazista...naturalmente l'hanno tagliato. Inoltre, in un'altra scena tagliata c'è borat che in un locale country canta una canzoncina che fa:"Butta l'ebreo in fondo al pozzo/Così la mia nazione sarà libera/Devi afferrarlo dalle sue corna/Dopo faremo una grande festa". Il dramma è che la gente, tutti giovani, lo incitavano!);!
  • ebrei, perchè pur essendo Cohen stesso un ebreo, incita gli ignoranti all'antisemitismo.!
Grande opera di marketing per questo film: cohen ha fatto lo scemo ovunque, non si è risparmiato proprio nulla (in costume da bagno, come quello del film, sulla croisette di Cannes!) e le critiche attirate dal suo personaggio già nelle apparizioni sulle TV inglesi hanno fatto il resto. Solo un appunto da fare: il film, più che vietato ai minori di 14 anni per le scene di sesso, doveva essere vietato agli imbecilli che non capiranno il suo significato, nè andranno a cercare info scritte da chi può averlo capito, o i commenti dello stesso Cohen. Anzi, suggerisco: per certi film bisognerebbe istituire una figura professionale tipo insegnante di sostegno.. a fine film ti rispiega tutto, nel giusto verso.

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ITALIA.IT

E' finalmente attivo,dal 22 febbraio, il nuovo portale dellapromozione turistica Italiano, italia.it
Direi ottimo per la concentrazione della promozione turistica, finora sempre frammentata: chiunque avesse avuto bisogno di reperire informazioni per pianificare un viaggio in Italia doveva conoscere già le attrattive, per poterle ricercare e programmare le visite. Grazie a questo portale, invece, vengono promosse le iniziative ed i prodotti della nostra terra, anche, se non soprattutto, i prodotti meno consciuti, quelli che solo gli estimatori sanno apprezzare.
Il sito è sviluppato in modo chiaro e facilmente interagibile, a prova di cretino. E' possibile selezionare le varie regioni e collegarsi ai loro siti, evitando così di appesantire il portale. I maggiori eventi vengono sottolineati in prima pagina (come la settimana della moda di Milano, ma non compare il festival di Sanremo, come se fosse già troppo pubblicizzato o se la sua capacità di attirare turisti sia oramai scemata negli anni). La divisione viene fatto per unioni di prodotto, e, attraverso una mappa interattiva a bordo schermo è possibile vedere sempre in quale regione ci si trova.
L'Italia è un paese da attraversare, dove è possibile arrivare a Milano e dopo due giorni visitare Napoli, per poi passare, il giorno dopo ancora tra le colline del chianti, ed è queta l'idea che il portale da: ovunque ti trovi ci sono mille luoghi e mille sapori di cui meravigliarsi, e ogni passo che fai, in qualsiasi direzione, ti porta a scoprire nuove emozioni.
Ora la palla passa alle singole regioni, che dovranno sforzarsi di offrire sempre di più e sempre meglio, per poter prevalere sulle altre nello spazio offerto dal portale. Un esempio? Se si parla di cicloturismo viene nominata solo la Toscana ed il giro del chianti: e il museo dei campionissimi di Novi Ligure? e l'Alta Via dei Monti Liguri?
Sistema...ci vuole sistema...
UPDATE: come potete constatare anche voi il portale è stato chiuso. Per chiarimenti rimando a http://www.robertamilano.it/turismosavona

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Ma non si parlava di turismo?

Il titolo di questo post vuole essere provocatorio. La causa scatenante della mia provocazione? Il nuovo TU in materia di commercio della regione Liguria. La l.r. 3 Gennaio 2007 n.1, infatti, approva questo testo e tra le finalità compaiono:
  • (...)favorire l'efficienza, la modernizzazione e lo sviluppo equilibrato della rete distributiva(...);
  • incentivare la valorizzazione e la salvaguardia del servizio commerciale nelle aree urbane, rurali, montane e, in particolare, nell’ambito dei centri storici;
  • concorrere al coordinamento delle attività lavorative rispetto agli orari delle attività commerciali in modo da favorire l'autodeterminazione del tempo e il rafforzamento delle pari opportunità tra uomini e donne al fine di un migliore equilibrio tra le responsabilità familiari e quelle lavorative e una migliore ripartizione delle stesse all'interno della famiglia.(...)

Fini certamente meritevoli.. ma, come si sa, il fine non giustifica i mezzi. Ciò che desta le mie perplessità è l'art.115, che detta le disposizioni per l'orario di apertura degli esercizi di vendita commerciale al dettaglio. Queste attività, infatti, possono rimanere aperte dalle 7 alle 22, massimo 13 ore al giorno (18 per la somministrazione di bevande). Fin qui tutto pacifico, nulla di esageratamente anormale (escludendo forse una eccessiva regolamentazione del mercato, che può sfavorire l'ingresso di nuovi operatori, ma è presto per dirlo). Diversa, invece, la questione delle festività: queste attività devono osservare la chiusura domenicale, festiva e le mezza giornata infrasettimanale!! C'è una deroga esplicita che è data dalla possibilità di determinazioni diverse dei Comuni, in accordo con le rappresentanze di categoria, i sindacati, ecc.. Tutto questo nell'ottica di tutelare i diritti dei lavoratori. Inoltre vengono elencate le fastività in cui è possibile rimanere aperti e obbligati a rimanere chiusi se non sussiste una diversa determinazione dei comuni.

Certamente è un passo avanti nella tutela dei lavoratori: non si è più assogettati ai maniacali orari di alcuni titolari, ma mi riservo dei dubbi relativi alla eccessiva intromissione delle istituzioni all'interno del mercato, e soprattutto al fatto che, mentre si aspetta che i comuni decidano, gli esercizi devono rimanere chiusi la domenica.

A Savona spesso si sono sentite critiche per l'eccessiva chiusura domenicale degli esercizi nel centro storico, soprattutto nelle domeniche in cui ci sono migliaia di arrivi turistici grazie a Costa. La dispersione di moneta che ne deriva è elevata. E molte sono state le spinte affinchè gli esercenti si mettessero daccordo per rimanere aperti nelle festività, soprattutto considerando la forte vocazione turistica della zona. Ma sembra che il rito di darsi la zappa sui piedi sia diventato consilidato: da una parte si spinge per aumentare l'offerta, dall'altra le restrizioni sono sempre maggiori. Alla faccia della politica organizzata e coerente.

Porto ora un esempio: a Viareggio, in estate, i negozi lungo la passeggiata sono aperti fino alle 23.30 (alcuni anche oltre), e fanno orario continuato la domenica, senza giorni di riposo infrasettimanale. Questo solo per tre mesi, ma anche in inverno la domenica sono aperti tutto il giorno (parlo di tre anni fa, nell'ultima mia estate viareggina, ma non penso le cose siano cambiate più di tanto). Potremmo pensare: poveri dipendenti! Invece no, perchè hanno turni abbastanza rigidi, e coprono l'orario di apertura con nuove assunzioni stagionali. Ecco infatti che il lavoro stagionale non riguarda solo ristoranti e alberghi, ma anche esercizi di commercio, con effetti positivi sull'economia locale. In liguria (e specialmente nella provincia di Savona) la stagionalità non è molto elevata, sia grazie alla costanza dei flussi turistici lungo l'arco dell'anno, ma anche, a causa questa volta, dell'offerta poco elastica, che può causare disservizi.

La speranza (che il turismo non rimanga una cosa di cui si parla e basta) è l'ultima a morire.

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SHINY